Il nuovo cortometraggio “Nella tua testa” indaga il fenomeno del Medical Gaslighting
- Amici Invisibili

- 3 dic 2025
- Tempo di lettura: 2 min

È uscito Nella tua testa, il nuovo cortometraggio ideato dalla giornalista Giulia Catricalà e realizzato grazie al regista Tommaso Barba e alla sceneggiatrice Eleonora Noto. Il film nasce da un lavoro indipendente con l’obiettivo di sensibilizzare sul fenomeno dell’invisibilizzazione medica.
Al centro dell’opera c’è, infatti, il medical gaslighting, una forma di manipolazione ancora poco riconosciuta ma estremamente diffusa: la svalutazione, minimizzazione o negazione dei sintomi di dolore lamentati dalle donne da parte dei professionisti sanitari. Non si tratta di una semplice mancanza di ascolto, ma di un abuso che comporta gravi conseguenze sulla salute fisica e mentale delle pazienti. Il medical gaslighting rappresenta infatti una forma di violenza di genere, poiché colpisce in modo sproporzionato le donne. Numerosi studi mostrano come il dolore femminile venga tuttora creduto meno, interpretato come ansia, emotività o esagerazione. Questo produce ritardi diagnostici anche molto lunghi, problemi psicologici e riluttanza ad affidarsi alle cure mediche.
Il film mette in luce anche un aspetto fondamentale: il medical gaslighting è un abuso di potere. Quando una persona sta male e si affida a un medico, delega a quella figura autorità, sapere scientifico e tutela. Se proprio chi ricopre quel ruolo nega l’esistenza dei sintomi, nonostante competenze e responsabilità, ciò che avviene è una forma di cancellazione dell’esperienza del paziente.
Nella tua testa vuole rompere questo silenzio e dare voce a chi, troppo spesso, non viene creduto, offrendo una riflessione sulla relazione di cura, che non può esistere senza ascolto, rispetto e consapevolezza del potere che la medicina esercita.
Il cortometraggio è ora disponibile online, con sottotitoli, affinché possa raggiungere chiunque voglia comprenderne il messaggio.Un invito ad avviare conversazioni urgenti, a restituire dignità alle esperienze taciute e a riconoscere che credere al dolore di una persona non dovrebbe mai essere un atto rivoluzionario.
Clicca qui per vedere il cortometraggio su youtube:




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