PACE Trial: uno scandalo mondiale sull’encefalomielite mialgica
- Amici Invisibili

- 21 mar
- Tempo di lettura: 4 min
Il trial da milioni di sterline che ha ridefinito la ME/CFS nelle politiche sanitarie e previdenziali, fino a essere contestato da associazioni e gruppi di pazienti su scala globale
di Giulia Catricalà e Gloria Di Gregorio

Nel 2011, il PACE Trial venne presentato su The Lancet come il più ampio studio mai condotto sull’encefalomielite mialgica, una vera e propria svolta nella vita dei pazienti affetti da questa grave condizione. Costò circa 5 milioni di sterline e coinvolse 641 persone. Negli anni successivi si è trasformato in uno dei casi più discussi e contestati della medicina contemporanea per ambiguità metodologiche e potenziali conflitti di interesse tra ricercatori e istituzioni che erogano i sussidi per la disabilità.
Ma facciamo un passo indietro. L’encefalomielite mialgica, nota anche come sindrome da fatica cronica (ME/CFS), è una malattia neuroimmunologica invalidante, caratterizzata da stanchezza estrema, brain fog e intolleranza ortostatica. Una sua manifestazione tipica è il post-exertional malaise (PEM), ovvero il peggioramento marcato dei sintomi in seguito anche a sforzi minimi. Si tratta di una patologia cronica e debilitante, ancora oggi sottostimata dalla comunità medica internazionale e spesso diagnosticata con anni di ritardo.
Il PACE Trial fu finanziato da diversi enti governativi, tra cui il Department for Work and Pensions del Regno Unito, il ministero responsabile del lavoro e della previdenza sociale. Lo studio si collocava esplicitamente all’interno del modello biopsicosociale, interpretato in chiave radicale, tanto da individuare come principali cause dei sintomi presunti tratti psicologici disfunzionali che avrebbero portato i pazienti a evitare l’attività fisica. Da qui l’impostazione: confrontare la terapia medica standard con la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) e l’esercizio fisico graduale (GET), con l’obiettivo di rieducare il malato affinché non “temesse più gli sforzi”.
Ma a creare lo scandalo furono soprattutto altri elementi, come l’adozione di una definizione della malattia notoriamente ampia e non vincolata alla presenza del PEM, il malessere caratteristico dopo lo sforzo. Nacque così il sospetto più che lecito che il campione non rappresentasse in modo accurato la popolazione affetta da ME/CFS. In termini più semplici, fecero uno studio su una patologia, tra l’altro già sottostimata e poco creduta, senza averne selezionato con rigore i pazienti.
L’aspetto sicuramente più controverso, tuttavia, è stata la modifica, a studio in corso, degli end point primari necessari a misurare il successo del trial. I criteri che ne definivano l’esito positivo, infatti, furono abbassati quasi fino a sovrapporsi a quelli di ingresso, tanto che se alcuni malati peggioravano dopo lo sforzo, grazie ai nuovi parametri, potevano essere classificati come migliorati o guariti.
Non sorprende che le successive analisi indipendenti dei dati abbiano prodotto stime di efficacia significativamente inferiori rispetto a quelle originariamente riportate.
A ciò si aggiunge la questione dei conflitti di interesse. Alcuni ricercatori avevano rapporti con compagnie assicurative che erogano i sussidi di disabilità, e tutto lo studio era stato finanziato da enti governativi per la previdenza sociale.
Numerose testimonianze, tra l’altro, riportavano un peggioramento delle condizioni, in alcuni casi irreversibile, in seguito alla terapia basata sull’esercizio fisico.
Nel corso degli anni, il caso PACE Trial ha assunto una crescente rilevanza pubblica, coinvolgendo giornalisti, associazioni e pazienti. La richiesta di accesso ai dati grezzi, inizialmente respinta e poi imposta dal tribunale, ha portato a un ridimensionamento sostanziale delle conclusioni originarie.
Già nel 2012, la controversia aveva raggiunto anche il piano istituzionale: la Contessa di Mar portò il caso alla House of Lords attraverso una serie di interrogazioni parlamentari. Le risposte del governo evitarono di affrontare direttamente le criticità metodologiche, limitandosi a ribadire che la responsabilità dello studio spettava ai ricercatori e alle riviste scientifiche.
Durante un dibattito parlamentare del 2018, la deputata Carol Monaghan arrivò a interrogarsi apertamente sul ruolo del Department for Work and Pensions nel finanziamento del trial, suggerendo esplicitamente che lo studio potesse essere funzionale a una riduzione dei sussidi per disabilità.
Molti pazienti, infatti, denunciarono di aver subito una revisione o addirittura una revoca dei propri sussidi, dichiarando, tra l’altro, che lo studio aveva creato una grande disinformazione sulla patologia. E qui emerge il ruolo prezioso della patient advocacy: solo in seguito a ripetute pressioni di associazioni e gruppi di pazienti, le più importanti istituzioni sanitarie accettarono di rivedere le proprie linee guida, prendendo le distanze dall’incremento dell’attività fisica e dalla centralità della psicoterapia.
Ma le idee, si sa, hanno un’inerzia tutta loro e le persone affette da questa grave condizione continuano a trovarsi esposte a interpretazioni e bias plasmati dallo studio. Molti medici raccomandano ancora l’esercizio fisico e la terapia cognitivo-comportamentale.
Un effetto del PACE Trial ben più pervasivo è stato quello di favorire la psicologizzazione dei sintomi della ME/CFS. La terapia cognitivo-comportamentale, infatti, non fu introdotta come mero supporto psicologico al paziente cronico, ma come intervento terapeutico mirato a modificare quelle che i ricercatori consideravano tratti psicologici problematici, sulla base di credenze del tutto personali e prive di fondamento scientifico. Non si era compresa a fondo l’origine neurologica e immunitaria della condizione: un bias interpretativo che, in forme diverse, continua a caratterizzare il modo in cui vengono affrontate molte patologie croniche e invisibili. Nel caso del PACE Trial, tuttavia, restano pochi dubbi sul fatto che, per gli enti coinvolti, non comprendere a fondo l’encefalomielite mialgica fosse davvero conveniente.
Fonti
• ME-pedia: PACE Trial (https://me-pedia.org/wiki/PACE_trial)
• ME Association: Government-funded ME/CFS trial ‘one of greatest medical scandals of 21st century’ | 20 February 2018 (https://meassociation.org.uk/2018/02/government-funded-me-cfs-trial-one-of-greatest-medical-scandals-of-21st-century-20-february-2018/)
• ‘Health Psychology: Theory, Research and Practice' - Dr David Marks, 2018
• ‘Psychology in Crisis’ - Prof Brian Michael Hughe, 2018



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