La reumatologia oltre i luoghi comuni: conversazione con il dott. Siragusano
- Amici Invisibili

- 11 mag
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 14 mag
di Giulia Catricalà

Ci sono medici che studiano le malattie autoimmuni e medici che imparano a conoscerle anche attraverso la propria pelle. Il dottor Cesare Siragusano, specialista in reumatologia ed ecografia muscolare, appartiene a questa seconda categoria: un incontro tra rigore scientifico, esperienza diretta e sensibilità personale.
Con lui abbiamo parlato di patologie infiammatorie e degenerative, di diagnosi spesso tardive e delle nuove sfide poste dal coinvolgimento neurologico nella sindrome di Sjögren, una malattia autoimmune complessa e spesso invalidante che, non di rado, riceve attenzioni insufficienti, sia sul piano della ricerca che su quello del riconoscimento sociale. Ma non è l’unica.
Dottor Siragusano, generalmente ci si aspetta che le malattie reumatologiche colpiscano fasce di età più avanzate. Può spiegarci la differenza tra artrite e artrosi e perché è così importante distinguerle e diagnosticarle tempestivamente?
Artrite e artrosi hanno sintomi diversi e distinguerle precocemente è essenziale.
L’artrite è una malattia infiammatoria e il dolore è spesso associato a gonfiore, calore e rigidità prolungata, soprattutto al mattino. Può colpire anche i giovani.
Nell'artrosi, invece, il dolore è meccanico, peggiora con l'attività; la rigidità mattutina dura pochi minuti e non c'è gonfiore evidente. L’artrosi è più tipica degli anziani, trattandosi di una malattia degenerativa (da “usura delle articolazioni”).
Riconoscere subito la patologia permette di impostare il trattamento giusto: nell'artrite si prevengono danni irreversibili, nell'artrosi si migliora la qualità di vita con strategie mirate.
Esistono, secondo lei, malattie reumatologiche considerate di serie A e altre di serie B in termini di attenzione, risorse e accesso alle cure? Se sì, quali sono le principali conseguenze di questo divario per i pazienti?
Purtroppo sì, anche nel campo delle malattie reumatologiche esistono patologie che ricevono più attenzione, risorse e accesso alle cure rispetto ad altre. Alcune, come l'artrite reumatoide o la spondilite anchilosante, sono più conosciute e spesso hanno percorsi diagnostico-terapeutici ben strutturati. Altre, invece, come le connettiviti, le vasculiti o le malattie autoinfiammatorie, vengono considerate un po' di "serie B": sono meno note, meno studiate e spesso i pazienti incontrano maggiori difficoltà nel ricevere una diagnosi e un trattamento adeguato.
Questo divario si traduce in ritardi diagnostici, minore accesso alle cure e, di conseguenza, in una qualità di vita peggiore per chi soffre di queste patologie meno "visibili".
In pratica, non si tratta solo di numeri o statistiche, ma di storie di persone che rischiano di essere lasciate indietro.
Negli ultimi anni si parla sempre più di coinvolgimento neurologico nella sindrome di Sjögren: che cos’è la cosiddetta neuro-Sjögren, quali sintomi comporta e quali sono oggi le principali difficoltà nella diagnosi e nella gestione di questa manifestazione?
Oggi sappiamo che la sindrome di Sjögren può colpire anche il Sistema Nervoso, dando origine a manifestazioni neurologiche che spesso vengono sottovalutate. Si possono osservare neuropatie periferiche (con formicolii, perdita di sensibilità, dolori brucianti alle mani e ai piedi), ma anche disturbi della forza muscolare o problemi cognitivi come difficoltà di memoria e attenzione.
La vera sfida è che questi sintomi possono apparire molto prima dei classici segni di Sjögren, rendendo la diagnosi complessa e spesso tardiva. Inoltre, non esistono ancora criteri diagnostici specifici per il coinvolgimento neurologico, quindi serve un lavoro di squadra tra reumatologo e neurologo per riconoscere e trattare questi pazienti. La terapia si adatta al tipo di coinvolgimento e può includere sia immunosoppressori che trattamenti sintomatici.




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