Francesca Brèa: il cammino verso la consapevolezza
- Amici Invisibili

- 22 giu
- Tempo di lettura: 4 min
di Giulia Catricalà

La storia di Brèa è il racconto di una diagnosi arrivata due volte: la prima scritta su un referto, la seconda compresa davvero solo molti anni dopo, quando la malattia aveva già cambiato il suo corpo, la sua mente e, soprattutto, la vita di tutti i giorni. La sofferenza fisica qui si intreccia alla ricerca di risposte e al tema della solitudine, ma anche alla necessità di dare un significato più profondo al proprio vissuto. Queste esperienze sono felicemente confluite in un libro intenso e vivace, che ha lo scopo di sensibilizzare su vari argomenti, fra cui le adozioni dei nostri amici a quattro zampe che si ritrovano senza casa.
Ci racconti la storia della tua diagnosi? È stato un percorso lineare o travagliato?
La malattia mi è stata diagnosticata nel 2006, sin da ragazzina soffrivo di colon irritabile, o così mi dissero e dopo aver avuto perdite di sangue e muco in un periodo di forte stress, mi sottoposi a una colonscopia, nel referto scrissero rettocolite ulcerosa, mi dissero che era un infiammazione della parte finale del retto, mi prescrissero una cura antinfiammatoria da seguire per qualche mese e finì tutto lì, nessuno mi spiegò veramente cosa avessi, e soprattutto che fosse una malattia autoimmune.
Passai così ignara ben 10 anni, anni in cui i sintomi non erano evidenti, solo oggi mi spiego la mia salute spesso cagionevole, svenimenti immotivati che nessuno sapeva spiegare, e tante altre cose... a fine 2015 iniziai ad avere dolori fortissimi
alle mani, erano sempre gonfie e tumefatte, feci controlli di ogni genere e nessuno riusciva a darmi una spiegazione, dopo poco si presentarono anche la nausea, malessere generale, diarrea e vomito, fino a che non aumentò tutto progressivamente arrivando ad avere scariche, perdite di sangue, e vomiti continui, non potendo quasi più mangiare o bere, andai all'ospedale.
Dopo 5 giorni di ricovero mi riconfermarono la diagnosi, Rettocolite ulcerosa una malattia Infiammatoria Cronica Intestinale Autoimmune.
Ma il mio intestino non si presentava ulcerato solo al finale del retto come la volta precedente, la malattia era rimasta nascosta all'esterno per 10 anni, mq per dieci anni aveva continuato a mangiarmi da dentro.
Il mio intestino era completamento corroso...quando vidi sullo schermo come ero ridotta, quanto il mio corpo soffriva mi misi a piangere, i dottori mi dissero che era una pancolite.
Una forma grave ed estesa di colite ulcerosa.
Il termine indica che l'intera estensione del colon (l'intestino crasso) è colpita da infiammazione continua, a partire dal retto fino alla parte superiore dell'intestino. Mi dissero che mi avrebbe preso in cura un gastroenterologo a breve, appena l'esito dell'istologico sarebbe arrivato, nel frattempo dovetti assumere una dose pesantissima di cortisone, ma anche lì nessuno mi spiegò bene cosa effettivamente andavo ad affrontare. Il mio calvario iniziò dopo... ad affrontare il dolore fisico sono sempre stata addestrata bene, mentre non ero in grado di dover gestire il dolore emotivo che la malattia ha portato con sè.
Nel tuo viaggio, terapia e scrittura sembrano camminare insieme: in che modo mettere nero su bianco il dolore ha trasformato ciò che provavi dentro? Quanto può essere potente, per chi vive con una malattia invisibile, il valore della condivisione delle esperienze?
Nell'ultimo anno ho avuto modo di potermi confrontare,conoscere diverse storie. Io stessa convivo con Rettocolite ulcerosa, Artrite ed Endometriosi. Nonostante i nomi e i sintomi diversi, molti di noi condividono esperienze comuni: la fatica costante, la nebbia mentale, il dolore di sentirsi invisibili nella nostra quotidianità.
Spesso ci si aspetta che chi soffre venga compreso, che l’empatia arrivi naturale, che ci sia attenzione e delicatezza.
Ma nella realtà non è così.
Io uso sempre una frase: Questo non è un mondo a misura di fragilità.
Perchè siamo ancora circondati da parole vuote, e non bastano per dimostrarci che qualcuno davvero comprenda cosa ci sarebbe d'aiuto, o che ci capisca.
I muri sono alti, nella società, ma la stessa distanza inizia già dentro il nostro ambiente quotidiano:
Con famiglia e amici.
I dolori fisici, a cui siamo esposti ogni giorno, spesso passano in secondo piano rispetto alla sofferenza di sentirsi ignorati, non creduti, lasciati soli da chi dovrebbe amarci e proteggerci.
Ho deciso di scrivere un libro per dare voce a chi vive una malattia invisibile, ma soprattutto per aprire gli occhi a chi sta accanto a chi lotta ogni giorno, sentendosi perennemente in difficoltà su più fronti.
Il mio libro autobiografico, GUARIRE: VIAGGIO DENTRO DI SÈ.
Nasce per raccontare la mia esperienza, ma è il racconto di un viaggio dentro tutto ciò che non si vede: emozioni, fragilità, dolori silenziosi, fisici ed emotivi. Attraverso la mia storia, non parlo solo di me, ma cerco di dare voce e valore a ogni forma di ferita umana.
Trasformo una condizione limitante in un percorso di ricerca interiore e risveglio spirituale, portando alla luce l’incapacità degli occhi di andare oltre quel limite sottile che spesso impedisce la comprensione, l’empatia e il riconoscimento da parte del mondo circostante.
Per me scriverlo è stato in primis terapeutico, rivivere tutto il mio vissuto mettendolo nero su bianco mi ha permesso di lasciarlo andare, di dargli nuove sembianze e donarlo a chi sente la necessità di lenire quel dolore.
Ti aiuta a renderti conto che non sei l'unico ad aver vissuto un trauma del genere, che c'è altra gente che soffre come hai sofferto
tu... che ti può capire, che sà esattamente cosa hai attraversato, quanta sopportazione ha dovuto affrontare il tuo corpo per resistere ogni giorno, e quale stato d'animo ti accompagnava in tutto questo.
E potersi confrontare aiuta.
A volte ti salva.




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